A circa un mese dal devastante attentato dell’10 gennaio scorso, un’altra strage è stata commessa in Pakistan. L’attacco è avvenuto nella parte sud-occidentale della città di Quetta, capoluogo della provincia pakistana del Baluchistan e già teatro del precedente atto terroristico, provocando l’uccisione di almeno 100 persone e il ferimento di altre 200 Fra di loro, numerose donne e bambini. L’ufficiale di polizia Mir Zubair ha dichiarato che gli esplosivi erano posizionati in una cisterna per l’acqua e sono stati fatti detonare a distanza.

L’esplosione ha colpito un bazar nell’area denominata Hazara Town. Chiaro obiettivo del gesto era infatti la comunità hazara, gruppo etnico di religione sciita diffuso prevalentemente in Afghanistan ma fortemente radicato anche in Iran e Pakistan. Una comunità particolarmente malvista dagli integralisti che operano in Afghanistan e Pakistan, due paesi mediorientali a prevalenza sunnita. L’attentato di sabato 16 febbraio è stato rivendicato dal gruppo terrorista sunnita Lashkar-e-Jhangvi, a cui si fa già risalire la precedente strage del mese scorso.
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