Il regista Mohammad Amin Wahidi e il giornalista Basir Ahang
Il regista Mohammad Amin Wahidi e il giornalista Basir Ahang

 

Nei titoli di testa del corto di 19 minuti presentato al Videofestival di Imperia, la dedica è “ai profughi, alle vittime delle espulsioni e alle vittime dei naufragi in Italia”. Il regista Mohammad Amin Wahidi, 32 anni, e uno degli attori, il giornalista trentunenne Basir Ahang, entrambi di Kabul, conoscono bene il dramma degli esuli: non potranno più fare ritorno in patria, perché rischierebbero la vita.

Hanno così deciso di realizzare film dedicati alla migrazione e all’accoglienza, come “L’ospite”, proiettato nei giorni scorsi all’Auditorium della Camera di commercio imperiese e vincitore del premio “Città di Venezia” nel 2014. Un tema di attualità, visto il dibattito europeo sull’accoglienza e il dramma delle traversate in mare, che ha appena mietuto 700 vite.

A muovere i due giovani, di minoranza hazara e fede sciita, perseguitati da talebani e Isis, sono la voglia d’integrazione e di costruire una società migliore. Il prossimo mese Basir Ahang farà uscire il suo libro di poesie “Sogni di tregua”. Nel 2006, quando collaborava con La Repubblica, venne coinvolto nella liberazione del giornalista e fotografo Gabriele Torsello, rapito dai talebani nella provincia di Helmand. Ottenendo rapporti confidenziali, ha avuto modo di conoscere i nomi dei rapitori. Dopo il rilascio di Torsello, è stato oggetto di minacce e costretto a fuggire dall’Afghanistan. Nel 2008 ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Italia (“sono arrivato con un volo militare”).

Lo stesso vale per Amin Wahidi: “Sono stato minacciato dai fondamentalisti. Amici italiani mi hanno aiutato a venire nel vostro Paese. Ho ancora parenti in Afghanistan, ma come minoranza Hazara siamo considerati infedeli. Cinque giorni fa sono stati decapitati 5 ostaggi”.

I due rifugiati esibiscono appelli legati a una campagna mondiale di sensibilizzazione per il rilascio di 31 ostaggi della loro etnia. Ora stanno preparando un lungometraggio su integrazione e paura, “La cena persiana”. “L’ospite” racconta la difficoltà a inserirsi di un ragazzo fuggito dalla guerra, in arrivo a Venezia dalla Grecia: incontra una persona che parla la sua lingua, che lo accompagna da una casa all’altra dove la gente rifiuta la sua presenza. Finirà per suicidarsi.

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