DESCRIZIONE OPERA / BIOGRAFIA

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Mohsen Taasha Whaidi è un giovane artista Hazara dall’afghanistan. Si è diplomato al National Art Institute of Afghanistan e nel 2010 ha vinto il prestigioso premio Afghanistan’s National Contemporary Art Prize, mentre nel 2012 ha partecipato a dOCUMENTA 13 a Kassel, Germania. Le sue opere sono state esposte in varie mostre a Kabul, Parigi e Praga. Il Governo dell’afghanistan, in seguito all’esposizione dell’opera “A Man Reading Quran without knowing its meaning” dichiara che l’artista “non è conforme” alla religione islamica, bandendolo completamente dall’esporre le sue opere in Afghanistan. Oggi Moshen Taasha è rappresentato dalla Theca Gallery di Lugano, Svizzera.moshen-taasha-towards
L’opera “Towards destination” candidata al Combat Prize 2013 è afferente alla serie di lavori che l’artista ha intitolato “Ciclo della Morte”, opere nate appositamente per l’esposizione di dOCUMENTA 13 a Kassel. L’opera in concorso rappresenta lo stato finale della morte, prima che il corpo divenga immortale.

Quest’opera segna un passo decisivo all’interno della sua produzione artistica, infatti Mohsen si confronta metaforicamente con l’opera dell’astronomo e filosofo persiano del XIII secolo Jalāl ad-Dīn Muhammad Balkhī. La morte non è più vista come il termine del tutto, ma bensì come essenza di continuità con la vita. L’opera “Towards destination” è materica. Ovvero fatta degli stessi elementi su cui l’artista riflette: la sabbia desertica che avvolge il corpo nella sepoltura, ma che è anche la “polvere” di cui diviene esso stesso dopo la morte, e la tela di canapa che avvolge lo avvolge, ma che al contempo ne è anche il sudario.

Le tre opere a supporto della candidatura al premio sono invece afferenti a tre diversi temi indagati dall’artista negli ultimi anni di ricerca. La prima opera, intitolata “Memory of a generation” (acquerello policromatico) è realizzata con la tecnica dell’acquatinta su carta coranica. Qui i colori si rapportano direttamente con due elementi: da una parte con i concetti espressi della lettura del testo sacro, e dall’altra, con il tema della realtà in cui l’artista vive, ovvero ciò che Taasha definisce “verità”. La trasparenza del colore rappresenta la “vitreità umana”, priva di significati, entro cui si annidano molti uomini.

La seconda opera, intitolata “The Red Curtain” è invece afferente ai temi surreali che l’artista evoca attraverso l’accostamento di segni religiosi, cromatici e mistici provenienti della sua etnia Hazara. A questa serie appartiene anche l’opera “Kochi”, lavoro con cui Mohsen Taasha ha vinto il primo premio dell’Afghanistan Contemporary Art Prize nel 2010. La terza ed ultima opera dal titolo “The Reddish Essence” è invece facente parte della serie “Rosso”, ciclo di cinque opere ispirate dalle proprie radici etniche. Il rosso è simbo del sangue versato nel corso degli anni in scontri e faide tra le diverse tribù afgane per la supremazie del Paese. In queste opere si uniscono diversi simboli Hazara quali l’oreficeria, la spiritualità, la manodopera artigianale-produttiva e infine la forte presenza dell’occhio della conoscenza.
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fonte e copyright: premiocombat

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