Lettera di un manifestante Hazara al Ministro degli Affari Esteri
Data……..
Da……….(nome)…… (cittadinanza/residenza/paese)
A: Ministro degli Affari Esteri………

Oggetto: Genocidio, sfollamento forzato e sistematica discriminazione degli hazara in Pakistan ed Afghanistan.

Sono portavoce delle rimostranze di un popolo che viene perseguitato, massacrato e sistematicamente discriminato in Pakistan ed Afghanistan anche oggi, nel ventunesimo secolo, nonostante sia attiva una grande quantità di istituzioni e organizzazioni (ad esempio ONU, Human Rights Watch, Amnesty International o la Corte Internazionale di Giustizia) nella lotta contro questi crimini.

Per più di un secolo il mio popolo è stato vittima di genocidio, sfollamenti forzati, schiavitù e discriminazioni sistematiche che ancora continuano.

I gruppi terroristici sostenuti dalle agenzie di intelligence dei paesi coinvolti nella zona stanno facendo strage delle nostre genti a Quetta, Pakistan, mentre in Afghanistan continuano le discriminazioni contro di loro e contro migliaia di uomini, donne e bambini del popolo hazara che ogni anno diventano vittime dei Kochi Pakhtuns. I Kochi, supportati dal governo afghano e dai talebani, non si limitano a massacrare gli hazara ma li derubano e li costringono con la forza a sfollare.

Egregio Primo Ministro / Ministro degli Affari Esteri, le chiedo di non essere indifferente a questi crimini perpetrarti costantemente ai danni degli hazara e di adempiere ai suoi doveri a riguardo, in qualità di massima autorità negli affari esteri.

Le chiedo di convocare immediatamente gli ambasciatori di Pakistan ed Afghanistan al Ministero degli Esteri per interrogarli sui sistematici crimini commessi contro gli azara e chiedere loro di assicurarsi che tali crimini non si ripeteranno in futuro.

Le chiedo di portare la questione delle sistematiche violenze contro gli hazara nei tribunali competenti a livello nazionale ed internazionale, per creare consenso nella prospettiva di prevenire efficacemente i crimini contro gli hazara e riparare alle loro sofferenze.

Un cordiale saluto,

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