Di Amin Wahidi/ foto Di Nicole Valentini

Gli Hazara d’Italia si sono riuniti a Milano e hanno condannato gli attacchi dei Kochi a Nahur, Behsud, e Daimirdad.

Sabato 9 luglio a Milano decine di manifestanti Hazara si sono riunite ad altre etnie e a cittadini italiani, e hanno marciato per le vie del centro di Milano, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della pace e della giustizia in Afghanistan.

I manifestanti, scortati dalle forze dell’ordine, hanno mostrato striscioni, manifesti e cartelli mentre urlavano slogan contro il terrorismo e i talebani.

In questa marcia hanno denunciato il radicamento del fondamentalismo in Afghanistan e hanno lanciato un monito sul rischio di una nuova guerra civile se il presidente Karzai dovesse continuare a sostenere il processo di pulizia etnica.

A questo corteo erano presenti anche i membri del Comitato Italiano Anti Razzisimo che hanno parlato dell’importanza di queste manifestazioni per vincere il razzismo e le discriminazioni in Afghanistan.

I manifesti e i gli striscioni dei manifestanti riportavano slogan quali:

“Stop al massacro degli Hazara”

“Non vogliamo che i Talebani ritornino al potere”

“Non provocate gli Hazara per far scoppiare una guerra, noi vogliamo la pace!”

“Le etnie afghane sono tutte sorelle, tutte vogliono la pace”

‑­”Karzai, vergognati di queste violazioni”

“I Kochi fuori da Nahur e Behsud”

La marcia è iniziata alle 16:00 dalla piazza principale della Stazione Centrale di Milano ed è finita alle 19:00 in Piazza Leonardo da Vinci, vicino al Politecnico, con la lettura di una risoluzione in dieci articoli, tre dei quali recitano:

1- Noi manifestiamo per condannare gli attacchi brutali dei Kuchi (Nomadi Talebani) nelle aree degli Hazara di Nahur (Provincia di Ghazni) e Behsud (Provincia di Maidan) che hanno ucciso tanti innocenti e hanno costretto migliaia di persone a fuggire dalle loro case. I Kochi hanno bruciato case e hanno saccheggiato le proprietà del popolo mentre il governo afgano non solo è rimasto in silenzio, ma li ha supportati in questo crimine contro l’ umanità. Noi, perciò, consideriamo il Governo afgano come un sostenitore del fondamentalismo, del razzismo e del terrorismo in Afghanistan e manifestiamo il nostro dissenso di fronte a questi attacchi sanguinosi.

2- I Talebani sono il gruppo più fondamentalista e pericoloso dell’Afghanistan, sono contro ogni tipo di democrazia, di valori e diritti umani. Intanto il Governo afgano li sta riportando al potere in virtù della loro etnia. Attraverso la nostra manifestazione vogliamo protestare e condannare la Riconciliazione con i Talebani,perché se loro ritornassero al potere, cancellerebbero tutti i risultati di questi ultimi 10 anni e l’Afghanistan diventerebbe ancora una volta una prigione per le donne e le minoranza etniche.

3- Recentemente il Governo razzista di Karzai ha rimosso con un processo illegale dozzine di deputati Hazara dal Parlamento per boicottare la società Hazara. Gli Hazara sono considerati il gruppo più democratico e progressista dell’Afghanistan. La società degli Hazara ha avuto un notevole ruolo nelle varie elezioni ‑­di questi ultimi 10 anni, si è distanta per una considerevole partecipazione femminile. Questo spiega perchè i fondamentalisti del Governo di Karzai non vogliono la presenza di Hazara nel parlamento afgano. Vogliamo condannare questo atto di razzismo che ha indebolito il fragile processo di democratizzazione in Afghanistan e autorizzerà il fondamentalismo.

Tanti di quei manifestanti erano giovani Hazara che in Afghanistan hanno sofferto per le oppressioni e le discriminazioni e come conseguenza sono giunti in Italia per chiedere asilo.

La maggior parte dei rifugiati afgani presenti in Italia appartiene all’etnia Hazara.

Gli Hazara sono una comunità nuova in Italia, quasi sconosciuta alla società italiana.

Gli Hazara, dai tratti somatici mongoli, sono l’etnia che piu si è sparsa per l’Afghanistan. Come gli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno subito massacri di massa in diversi periodi storici, perciò ora si possono trovare in ogni angolo del mondo a chiededere asilo e protezione a causa del loro sistematico genocidio.

Gli Hazara godono della democrazia nei loro nuovi rifugi, e credono in quei diritti di cui sono stati privati nel paese d’origine a causa del razzismo, della discriminazione, delle minacce e per la paura di persecuzioni. Trovandosi fuori dall’Afghanistan, possono approfittarne per esprimere liberamente loro stessi e il loro parere sui temi che riguardano il loro paese, senza alcun timore di subire minacce di morte o essere perseguitati.

Nella diaspora gli Hazara stanno cercando di creare un potere forte e influente che possa determinare grandi cambiamenti in favore della democratizzazione dell’Afghanistan.

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