DI ALIDAD SHIRI

Non posso crederci! Nella città dove sono cresciuto, che è Ghazni nell’Afghanistan orientale, conosciuta in passato come Ghazna o Ghzanìn , capoluogo dell’omonima provincia, giorni fa centinaia di manifestanti infuriati sono scesi in piazza, per protestare contro l’uccisione di due civili, che sarebbero rimasti per l’ennesima volta vittime di un’operazione militare dell’Isaf, la Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza sotto il comando Nato. Mentre in genere sono i raid dell’Aviazione alleata a colpire la popolazione locale, nella fattispecie a provocare la morte dei due sarebbero state truppe di terra. Il frequente ripetersi di episodi del genere, in ogni caso, sta rendendo via via più tesi e difficili i rapporti tra le autorità di Kabul e la coalizione filo-occidentale. Appena qualche giorno prima il presidente afghano, Hamid Karzai, aveva ordinato l’apertura di un’ulteriore inchiesta ufficiale.

Oggetto: il decesso di otto civili nel corso di un bombardamento aereo della Nato, avvenuto alcuni giorni prima nella turbolenta provincia meridionale di Helmand. Ghazni è conosciuta per i suoi minareti, che ho visto da bambino, costruiti a pianta stellare. Sono del XII secolo e costituiscono i resti della moschea di Bahram shah. Le pareti laterali sono decorate con disegni geometrici. Le parti superiori dei minareti sono state danneggiate o sono crollate.

Io sono profugo a Bolzano dove sono riuscito ad arrivare sei anni fa, ma tanti altri che tentano, o hanno tentato come me la fuga dalla situazione di guerra per trovare un posto dove poter vivere e costruirsi un futuro, non ce l’hanno fatta, come i 22 profughi che sono affondati tempo fa nel mare della Grecia. In Italia poi non si sa che tanti giovani profughi dell’afghanistan tentano anche di arrivare in Australia facendo un debito di 21 mila dollari con i contrabbandieri che hanno uffici in qualsiasi parte del mondo . Tempo fa un giovane afghano ha tentato appunto di arrivarci, imbarcandosi con altri cinque amici attraverso la Malaysia, ma tre sono morti e due sono stati respinti. Io tengo sempre contatti con chi può darmi notizie dirette sul mio Paese, come un nostro vicino della casa di Ghazni che attualmente insegna diritto internazionale presso l’ Università di Kabul.

Lui mi riferisce che la situazione è molto complessa, ad esempio è uscito in questi giorni un comunicato di Al-Qaedah in cui si augura ai musulmani in Afghanistan che le truppe occidentali se ne vadano. Ma un altro comunicato, portavoce questo dei Talibani, dice cose diverse sulla volontà reale di Al-Qaedah, a cui fa comodo che l’esercito straniero rimanga, per avere aiuti economici internazionali. Oggi poi si aggiunge anche un altro problema, sia a Ghazni che in altre città afghane. Le truppe occidentali infatti vogliono ritirarsi dall’Afghanistan, però c’è stato un aumento di sette volte dell’uso di mine telecomandate lungo la strada,quindi ogni giorno succede qualcosa. Noi in Italia abbiamo notizie di questi incidenti solo quando colpiscono soldati italiani o di Paesi della Nato, invece non c’è attenzione per le numerose vittime civili di ogni giorno. La gente non ne può più, per questo sono favoriti dalla popolazione gli attentati contro l’esercito occupatore.

Il ruolo degli studiosi sociali è importante all’ interno delle relazioni internazionali e della politica quotidiana in Afghanistan per comprendere quanto accade. Una lunga guerra civile in Afghanistan ha avuto numerosi effetti. Come risultato, la forma della politica afghana è stata trasformata in nazionalismo etnico. In secondo luogo, la nascita del regime talibano e la sua violenza contro le donne, le minoranze etniche, in particolare i diritti degli Hazara e umani in genere, ha reso ancora più difficile per i pro-democratici dell’afghanistan combattere i fondamentalisti stranieri,perché questi operano all’interno della società dell’afghanistan.

Nonostante questo io sono ottimista sulla situazione futura in Afghanistan. Penso che nel corso degli anni l’Afghanistan ha compiuto progressi significativi verso la democrazia, la ricostruzione delle istituzioni politiche, sociali e la sicurezza del paese. So che in questo periodo è cresciuta la scolarizzazione delle donne rispetto al periodo in cui dominavano i Talibani. Tuttavia ancora ci sono molte questioni aperte che il governo dovrebbe affrontare. La maggior parte dei partiti politici si basa su una ideologia per rappresentare certi interessi etnici piuttosto che un programma di ricostruzione del Paese .

Questa politica di segregazione etnica deve cambiare . Io credo che ci sono due soluzioni per risolvere questo problema La prima è quella di educare tutti i cittadini, rendere quindi l’istruzione obbligataria per tutti i popoli dell’afghanistan, come nei paesi europei, con l’obiettivo di cambiare la mentalità della vecchia generazione che ha diretto il Paese durante il tempo di guerra..

La seconda è quella di portare dei cambiamenti nel sistema politico, che permettano al governo di affrontare la questione, sperando in un governo migliore e più democratico.

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