Di Fabrizio Noli

Etnie e religioni sara’ il tema dominante di questo post, con una visuale che vorrebbe essere a 360 gradi. In effetti il binomio etnia-religione e’ spesso foriero di problemi o comunque di tensioni, sia all’interno di un singolo Stato, che a livello transfrontaliero.

Vogliamo inaugurare questa prima volta soffermandoci sugli Hazara, in Afghanistan, un popolo di etnia mongola, lingua turcofona e confessione sciita, di cui non si parla molto, ultimamente. Un’etnia, quella hazara, legata a luoghi simbolo del paese asiatico, la valle di Bamyan, in primis (per intenderci quella con le due gigantesche statue di Buddha scavate nella roccia e distrutte dai talebani nel 2001).

E’ difficile crederlo, ma sono quasi 150 anni che questa popolazione, di cui peraltro non è neppure certa la percentuale, tra il 10 e quasi il 20 % della popolazione complessiva del paese, vive in un regime se non di aperta persecuzione, almeno di emarginazione, come ci ha spiegato Kurbanali Esmaili, presidente di Aghanistan Future Foundation. I problemi infatti non risalgono soltanto al periodo della pulizia etnica tentata dal regime talebano tra il 97 e il 2001, ma già al secolo XIX.

-E’ cosi’. In effetti, se proprio dobbiamo individuare una data, diciamo che le origini del contrasto, specie con l’etnia dominante del paese, i pashtun, risalgono agli anni tra il 1870 e il 1880, quando l’emiro Abdullah Mankan prese il potere. Il suo scopo dichiarato era il potere assoluto, pretendeva di governare il paese come un tiranno. Ma gli hazara si opposero ai suoi piani. Di fronte a questa resistenza, l’emiro decise di dare il via libera ad un vero e proprio genocidio. Nell’arco di un decennio, circa il 62% del popolo hazara fu eliminato.

Vale a dire almeno 2,5 milioni di persone, dato che in quel periodo eravamo in totale tra i 5 e i 6 milioni di individui…lo stesso numero di adesso, peraltro.
D- Ma quanto ha pesato, in generale, anche allora il fatto di essere turcofoni a livello linguistico e sciiti come confessione islamica?

-In generale, il problema religioso fu utlizzato gia’ allora dall’emiro, che si servi’ di alcune “fatwe” emanate da religiosi sunniti, per poter realizzare i suoi piani criminali. Infatti, in base ad esse, noi hazara potevamo non essere ritenuti autentici musulmani e quindi eravamo eliminabili. Nell’Islam infatti, e’ proibito uccidere altri musulmani, ma grazie a questi editti il problema venne “aggirato”.

In generale, pero’, siamo stati perseguitati anche per buona parte del XX secolo. Infatti, anche dopo l’indipendenza ufficiale afghana, del 1919, agli hazara e’ stato quasi sempre proibito di poter frequentare accademie militari o di potersi avviare alla carriera diplomatica o a quella politica. L’unica cosa che ci era concessa era quella di svolgere lavori umili, molti hazara infatti facevano i facchini, tanto per fare un esempio.

D- Parliamo adesso degli anni del governo talebano e del loro tentativo di pulizia etnica, che tocco’ il culmine nel 1998.

-I talebani commisero un genocidio dichiarato. Quanto alle stime dei morti, si parla di 5-6000 persone uccise solo in una settimana. E parlo di donne, bambini, vecchi, perche’ i giovani erano andati sulle montagne, per combattere i cosiddetti “studenti di Dio”. Devo pero’ aggiungere che tentativi sono ancora adesso in corso. Da circa 4 anni, complice il silenzio-assenso del governo, i pastori pashtun attaccano la nostra regione, ogni estate e devastano i nostri raccolti. Il governo, lo ripeto, non ha mosso un dito, finora.

E prima dei talebani nel 1993 un intero quartiere di Kabul abitato dal mio popolo, l’Hazar, fu raso al suolo da un incendio, dalle altre etnie, comunque ostili a noi hazara. D’altra parte, per la quinta scuola sunnita, quella wahabita, maggioritaria in Arabia Saudita e stella polare dei fondamentalisti islamici, gli sciiti non sono musulmani “completi”. La cosa e’ stata strumentalizzata dai fanatici e dai talebani per eliminarci. Purtroppo la religione viene spesso strumentalizzata per scopi politici.

Poi, lingua turcofona a parte, non tralascerei il problema etnico. Noi hazara infatti siamo di stirpe mongoloide, abbiamo un aspetto molto diverso dal resto degli afghani e per questo molto riconoscibile.
D- In effetti, vi chiamano i “figli di Gengis Kahn”, dal nome del grande sovrano mongolo che invase e conquisto’ anche l’Afghanistan.

-E’ possibile, nel senso che alcuni mongoli potrebbero essere rimasti in Afghanistan anche dopo Gengis Kahn, ma mi preme anche rilevare una cosa, e cioe’ che noi hazara c’eravamo gia’ prima dei mongoli. Avevamo cioe’, gia’ una civilta’ e di tutto rispetto, nella valle di Bamyan, quella delle statue di Buddah. Quindi, non posso escludere del tutto un certo “rimescolamento” a livello di sangue, ma e’ falso affermare, come fa qualcuno che non ci ama, che saremmo venuti nel paese dopo Gengis Kahn.
D- E adesso? Che futuro vede per gli hazara in Afghanistan?

– Purtroppo non sono ottimista. In base alle risoluzioni della conferenza di Bonn, quella che vide la formazione del primo governo Karzai, il primo post-talebani, ci spetterebbero almeno 4-5 dicasteri. Cosa che all’epoca, nel 2002, abbiamo ottenuto. Ma gia’ all’epoca del secondo governo Karzai, il numero dei dicasteri era sceso a tre. Oggi, con il terzo governo Karzai, siamo a quota zero, perche’ il Parlamento di Kabul per ben 3 volte ha negato la fiducia ai ministri hazara. Un fatto gravissimo, che ha fatto capire al mio popolo l’assoluta inaffidabilita’ di Karzai, sempre meno fedele alla costituzione.
D- Insomma, un’etnia ancora perseguitata…

-Molto. A mio parere, magari in modo piu’ nascosto, ma il genocidio continua! Non vogliamo per questo abbandonare il nostro paese, ma e’ anche vero che non possiamo continuare cosi’, in questa stato permanente di emarginazione e persecuzione, che dura ormai da quasi due secoli. E’ inaccettabile!!!

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