di Basir Ahang


Profilo biografico:

In Afghanistan secondo i ricercatori ci sono approssimativamente più di 10 milioni di Hazara, anche se in tutto il mondo sono più di venti milioni. Un tempo erano il gruppo etnico più numeroso dell’Afghanistan: prima del XIX secolo essi costituivano infatti circa il 67% della popolazione. Più della metà furono massacrati nel 1893 quando, a causa di vicende politiche, persero la loro autonomia. Oggi costituiscono circa il 22% della popolazione dell’ afghanistan.

L’origine degli Hazara è molto dibattuta, la parola Hazara in persiano significa “mille”, dati i loro tratti somatici, una delle tesi correnti sostiene che discendano dai soldati mongoli al seguito di Gengis Khan nel XIII secolo, tuttavia questo fatto non è scientificamente provato, e viene anzi spesso utilizzato al fine di giustificare la loro discriminazione ed esclusione sociale. Ciò che invece è più probabile è che essi siano una delle molte popolazioni turche esistenti al mondo.

Gli Ismailiti, un gruppo religioso minoritario che si differenzia dagli Hazara, vivono invece nelle montagne dell’Hindu Kush.

La maggior parte degli Hazara vive nell’Hazarajat (o Hazaristan), la Terra degli Hazara, situata nel cuore dell’aspro massiccio centrale dell’Afghanistan, un’area di circa 50.000 km², mentre altri vivono sulle montagne del Badakhshan. Verso la fine del XIX secolo, in seguito alla “campagna di Kabul” contro gli Hazara, molti si stabilirono nel Turkestan occidentale e nelle province di Jauzjan e Badghis. Questi due ultimi decenni di guerra hanno spinto molti Hazara lontano dalle loro terre d’origine per stabilirsi ai margini del paese, in prossimità dell’Iran e del Pakistan. Esiste persino una numerosa comunità afgana transfrontaliera, che ha costituito un gruppo etnico influente a Quetta, città di confine pakistana.

Lingua e gruppo:

Gli Hazara parlano l’hazaragi, un dialetto del dari (idioma persiano) e la stragrande maggioranza segue lo sciismo (Il dodicesimo Imam). Un numero significativo è seguace della setta degli Ismailiti, mentre una minoranza si professa sunnita. All’interno della cultura afgana gli Hazara sono noti per la loro musica, i versi e i proverbi, dai quali trae origine la loro poesia. La musica e l’arte poetica sono essenzialmente folkloristiche, tramandate oralmente di generazione in generazione.

Nel 1880 la comunità hazara era costituita da nobiltà terriera, contadini e artigiani. La società era divisa in classe dominante e dominata, la cui appartenenza si basava sulla proprietà dei mezzi di produzione (bestiame, terreni e acqua).

Il graduale declino dello status degli Hazara li ha visti precipitare nei bassifondi della scala gerarchica sociale dell’Afghanistan moderno. Il loro impiego soprattutto in lavori che richiedono manodopera non qualificata, ha determinato un’ulteriore stigmatizzazione all’interno della società, come ben evidenzia il bassissimo tasso di matrimoni interetnici con gli Hazara. Forse, come conseguenza, gli Hazara sono rimasti relativamente esclusi dall’influenza di altre culture afgane, e la loro identità è rimasta sostanzialmente immutata.
Nelle famiglie Hazara il marito è considerato il capo famiglia, tranne nei casi di morte del coniuge, quando il suo posto è preso dalla moglie. In quest’ultimo caso, nei nuclei familiari poligami, la moglie più anziana succede al defunto fino a quando il figlio primogenito non raggiunge la maggior età.

A livello nazionale, gli Hazara tendono ad avere idee più progressive riguardo ai diritti delle donne in materia di educazione e accesso alle cariche pubbliche. Le donne Hazara istruite, in particolare quelle che sono tornate dall’esilio in Iran, sono attive quanto gli uomini nell’arena politica e nell’impegno civico. Le famiglie Hazara incoraggiano le proprie figlie a studiare. Funzionari delle Nazioni Unite a Bamiyan, 20 miglia a est, riferiscono che, dopo la caduta del regime Talebano alla fine del 2001, le agenzie umanitarie si sono date da fare per costruire scuole e sono riuscite ad attirare insegnanti qualificate per fronteggiare la domanda.

Contesto storico:

Si ritiene che gli Hazara si siano insediati in Afghanistan almeno fin dal XIII secolo. Gli Hazara sciiti sono storicamente la minoranza etnica più perseguitata del paese e hanno sperimentato pochi miglioramenti nella loro situazione, nonostante i cambiamenti in corso nell’odierno Afghanistan. Se il Presidente Karzai ha nominato sei Hazara nel suo Governo, di contro, nel paese, non sembra essere affatto diminuita la discriminazione nei confronti della maggior parte di quest’etnia.
Costretti a migrare a Kabul nella seconda metà del XX secolo a causa delle persecuzioni, la loro bassa condizione socio-economica ha originato una divisione non solo etnica ma anche di classe tra loro e il resto della società urbana afgana.
Negli anni ’60 e ’70, pressioni economiche e repressioni sociali e politiche hanno indotto gli Hazara a unirsi ad altre minoranze sciite e ad avere un ruolo di rilievo nella guerra civile protrattasi negli ultimi due decenni.
Come gruppo etnico gli Hazara hanno sempre vissuto ai limiti della sopravvivenza economica.

I talebani non sono stati i primi a istigare la persecuzione contro gli hazara, essa infatti esiste da centinaia di anni, ovvero da quando sono stati allontanati dalle loro terre, venduti come schiavi e privati della possibilità di accedere ai servizi riservati alla maggioranza della popolazione.

Uno dei principali fattori di discriminazione nella costante persecuzione degli Hazara è il loro credo religioso, nonché alle loro fonti economiche e politiche.

La discriminazione storica:

Storicamente, la minoranza sciita ha dovuto far fronte ad una continua oppressione da parte della maggioranza sunnita. Dal 1880 in poi, specialmente durante il regno di Amir Abdul Rahman (1880-1901), ha sopportato gravi repressioni politiche, sociali ed economiche, come la “Jihad” proclamata dai sunniti contro gli sciiti dell’Afghanistan. Mentre il pashtun Abdul Rahman iniziava ad estendere, con la forza, la sua influenza a Kabul, nelle altre parti del paese, gli Hazara furono il primo gruppo etnico a rivoltarsi contro il suo espansionismo. Tribù di Pashtun furono inviate nelle regioni montuose centrali per sopprimere la rivolta. Migliaia di Hazara furono uccisi, le loro donne e i loro bambini furono ridotti in schiavitù e le loro terre occupate.

Per concentrare le forze contro la ribellione Hazara, Rahman fece presa sulla sensibilità religiosa sunnita e convinse persino Tagiki e Uzbeki (entrambi sunniti) ad aiutare i Pashtun contro gli Hazara sciiti. Coloro che sopravvissero a questa prima fase di sanguinosi attacchi fuggirono verso nord, mentre un numero significativo di essi si rifugiò nell’India britannica. Oltre ai Pashtun, anche gli Uzbeki sono sospettati di aver compiuto incursioni a Bamiyan e altrove ai fini di schiavizzare persone di etnia Hazara.

La tirannia di Abdul Rahman nei confronti degli Hazara si esplicava nell’imposizione di tasse inique, nelle violenze sulle donne Hazara, nei massacri, saccheggi e devastazioni di abitazioni, nella riduzione in schiavitù di bambini, donne e uomini, e nella sostituzione dei mullah sciiti con i loro omologhi religiosi sunniti. L’Hazarajat fu occupato da Abdul Rahman nel 1893 e si stima che il 60% della popolazione Hazara fu sterminato da lui.

La persecuzione degli Hazara continuò per tutto il XIX secolo e durante la monarchia (dal 1929 in avanti) quando, durante il processo di “pashtunizzazione”, gli Hazara furono costretti a nascondere la propria identità per ottenere il riconoscimento da parte dello stato. E’ accertato che fino agli anni ’70 del secolo scorso alcuni insegnanti religiosi sunniti abbiano predicato che l’uccisione degli Hazara fosse la chiave per accedere al paradiso.

Hizb-e-Wahdat:

Dal punto di vista economico l’Hazarajat è stato sempre mantenuto sottosviluppato, privo di strade, scuole o ospedali. Gli Hazara hanno espresso il loro dissenso per le politiche marcatamente discriminatorie nei loro confronti sin dagli anni ’70 del 1900, sebbene gli Hazara abbiamo costituito un partito politico, chiamato Hizb-e-Wahdat (Partito dell’Unità), solamente nel 1988. Nel 1992, dopo la presa del potere dei Mujaheddin, Burhanuddin Rabbani lanciò un’offensiva contro gli esponenti di Hizb-e-Wahdat, uccidendone un numero consistente. Successivamente Amnesty International denunciò l’uccisione di civili disarmati e stupri di donne Hazara da parte dei mujaheddin di Rabbani.

Nel febbraio del 1993 centinaia di Hazara residenti ad Afshar, distretto ovest di Kabul, furono massacrati dalle forze governative su ordine di Rabbani e del suo comandante Massoud, ritenuto purtroppo ancora oggi da molti un eroe nonostante le atrocità da lui commesse.

Tra 1992 e il 1995 Abdul Ali Mazari divenne il primo leader politico a parlare a livello internazionale a nome degli Hazara, perorando la causa alle Nazioni Unite e alla Comunità Internazionale. Mazari ha unificato il popolo Hazara, riunendo le molte fazioni esistenti, le classi e i gruppi presenti tra gli Hazara e nella società sciita. Nel 1993 Mazari fu brutalmente assassinato dai talebani nel 1995. Nello stesso anno il partito Hizb-e-Wahdat aderì al nuovo partito anti-talebano “Shura-ye-Ali-ye Difa”, guidato da Abdul Rashid Dostom. Nel 1996, sotto la sua tutela, furono riaperte molte scuole (tra cui una nuova scuola femminile) e fu fondata l’Università di Bamyan.

Problemi attuali:

Gli Hazara sono una delle minoranze etniche nazionali riconosciute dalla nuova Costituzione dell’Afghanistan e hanno avuto pieno diritto di cittadinanza. Il loro principale partito politico, Hizb-e-Wahdat, ha ottenuto un solo posto all’interno del Consiglio dei Ministri. Gli Hazara temono il crescente potere dei signori della guerra e dei talebani, percepiti coma una minaccia diretta alla loro comunità. Inoltre, viste le persecuzioni subite dagli Hazara sotto i Mujaheedin, l’attuale potere dell’Alleanza del Nord (la dirigenza dei Mujaheedin di 10 anni fa) alla guida dello stato è notevole fonte di preoccupazione.
milioni di Hazara. Un tempo erano il gruppo etnico più numeroso dell’Afghanistan: prima del XIX secolo essi costituivano infatti circa il 67% della popolazione. Più della metà furono massacrati nel 1893 quando, a causa di vicende politiche, persero la loro autonomia. Oggi costituiscono circa il 22% della popolazione dell’ afghanistan.

L’origine degli Hazara è molto dibattuta, la parola Hazara in persiano significa “mille”, dati i loro tratti somatici, una delle tesi correnti sostiene che discendano dai soldati mongoli al seguito di Gengis Khan nel XIII secolo, tuttavia questo fatto non è scientificamente provato, e viene anzi spesso utilizzato al fine di giustificare la loro discriminazione ed esclusione sociale. Ciò che invece è più probabile è che essi siano una delle molte popolazioni turche esistenti al mondo.
Gli Ismailiti, un gruppo religioso minoritario che si differenzia dagli Hazara, vivono invece nelle montagne dell’Hindu Kush.

La maggior parte degli Hazara vive nell’Hazarajat (o Hazaristan), la Terra degli Hazara, situata nel cuore dell’aspro massiccio centrale dell’Afghanistan, un’area di circa 50.000 km², mentre altri vivono sulle montagne del Badakhshan. Verso la fine del XIX secolo, in seguito alla “campagna di Kabul” contro gli Hazara, molti si stabilirono nel Turkestan occidentale e nelle province di Jauzjan e Badghis. Questi due ultimi decenni di guerra hanno spinto molti Hazara lontano dalle loro terre d’origine per stabilirsi ai margini del paese, in prossimità dell’Iran e del Pakistan. Esiste persino una numerosa comunità afgana transfrontaliera, che ha costituito un gruppo etnico influente a Quetta, città di confine pakistana.

Lingua e gruppo:

Gli Hazara parlano l’hazaragi, un dialetto del dari (idioma persiano) e la stragrande maggioranza segue lo sciismo (Il dodicesimo Imam). Un numero significativo è seguace della setta degli Ismailiti, mentre una minoranza si professa sunnita. All’interno della cultura afgana gli Hazara sono noti per la loro musica, i versi e i proverbi, dai quali trae origine la loro poesia. La musica e l’arte poetica sono essenzialmente folkloristiche, tramandate oralmente di generazione in generazione.

Nel 1880 la comunità hazara era costituita da nobiltà terriera, contadini e artigiani. La società era divisa in classe dominante e dominata, la cui appartenenza si basava sulla proprietà dei mezzi di produzione (bestiame, terreni e acqua).

Il graduale declino dello status degli Hazara li ha visti precipitare nei bassifondi della scala gerarchica sociale dell’Afghanistan moderno. Il loro impiego soprattutto in lavori che richiedono manodopera non qualificata, ha determinato un’ulteriore stigmatizzazione all’interno della società, come ben evidenzia il bassissimo tasso di matrimoni interetnici con gli Hazara. Forse, come conseguenza, gli Hazara sono rimasti relativamente esclusi dall’influenza di altre culture afgane, e la loro identità è rimasta sostanzialmente immutata.
Nelle famiglie Hazara il marito è considerato il capo famiglia, tranne nei casi di morte del coniuge, quando il suo posto è preso dalla moglie. In quest’ultimo caso, nei nuclei familiari poligami, la moglie più anziana succede al defunto fino a quando il figlio primogenito non raggiunge la maggior età.

A livello nazionale, gli Hazara tendono ad avere idee più progressive riguardo ai diritti delle donne in materia di educazione e accesso alle cariche pubbliche. Le donne Hazara istruite, in particolare quelle che sono tornate dall’esilio in Iran, sono attive quanto gli uomini nell’arena politica e nell’impegno civico. Le famiglie Hazara incoraggiano le proprie figlie a studiare. Funzionari delle Nazioni Unite a Bamiyan, 20 miglia a est, riferiscono che, dopo la caduta del regime Talebano alla fine del 2001, le agenzie umanitarie si sono date da fare per costruire scuole e sono riuscite ad attirare insegnanti qualificate per fronteggiare la domanda.

Contesto storico:

Si ritiene che gli Hazara si siano insediati in Afghanistan almeno fin dal XIII secolo. Gli Hazara sciiti sono storicamente la minoranza etnica più perseguitata del paese e hanno sperimentato pochi miglioramenti nella loro situazione, nonostante i cambiamenti in corso nell’odierno Afghanistan. Se il Presidente Karzai ha nominato sei Hazara nel suo Governo, di contro, nel paese, non sembra essere affatto diminuita la discriminazione nei confronti della maggior parte di quest’etnia.

Costretti a migrare a Kabul nella seconda metà del XX secolo a causa delle persecuzioni, la loro bassa condizione socio-economica ha originato una divisione non solo etnica ma anche di classe tra loro e il resto della società urbana afgana.

Negli anni ’60 e ’70, pressioni economiche e repressioni sociali e politiche hanno indotto gli Hazara a unirsi ad altre minoranze sciite e ad avere un ruolo di rilievo nella guerra civile protrattasi negli ultimi due decenni.

Come gruppo etnico gli Hazara hanno sempre vissuto ai limiti della sopravvivenza economica.

I talebani non sono stati i primi a istigare la persecuzione contro gli hazara, essa infatti esiste da centinaia di anni, ovvero da quando sono stati allontanati dalle loro terre, venduti come schiavi e privati della possibilità di accedere ai servizi riservati alla maggioranza della popolazione.

Uno dei principali fattori di discriminazione nella costante persecuzione degli Hazara è il loro credo religioso, nonché alle loro fonti economiche e politiche.

La discriminazione storica:

Storicamente, la minoranza sciita ha dovuto far fronte ad una continua oppressione da parte della maggioranza sunnita. Dal 1880 in poi, specialmente durante il regno di Amir Abdul Rahman (1880-1901), ha sopportato gravi repressioni politiche, sociali ed economiche, come la “Jihad” proclamata dai sunniti contro gli sciiti dell’Afghanistan.

Mentre il pashtun Abdul Rahman iniziava ad estendere, con la forza, la sua influenza a Kabul, nelle altre parti del paese, gli Hazara furono il primo gruppo etnico a rivoltarsi contro il suo espansionismo. Tribù di Pashtun furono inviate nelle regioni montuose centrali per sopprimere la rivolta. Migliaia di Hazara furono uccisi, le loro donne e i loro bambini furono ridotti in schiavitù e le loro terre occupate. Per concentrare le forze contro la ribellione Hazara, Rahman fece presa sulla sensibilità religiosa sunnita e convinse persino Tagiki e Uzbeki (entrambi sunniti) ad aiutare i Pashtun contro gli Hazara sciiti.

Coloro che sopravvissero a questa prima fase di sanguinosi attacchi fuggirono verso nord, mentre un numero significativo di essi si rifugiò nell’India britannica. Oltre ai Pashtun, anche gli Uzbeki sono sospettati di aver compiuto incursioni a Bamiyan e altrove ai fini di schiavizzare persone di etnia Hazara.

La tirannia di Abdul Rahman nei confronti degli Hazara si esplicava nell’imposizione di tasse inique, nelle violenze sulle donne Hazara, nei massacri, saccheggi e devastazioni di abitazioni, nella riduzione in schiavitù di bambini, donne e uomini, e nella sostituzione dei mullah sciiti con i loro omologhi religiosi sunniti. L’Hazarajat fu occupato da Abdul Rahman nel 1893 e si stima che il 60% della popolazione Hazara fu sterminato da lui.

La persecuzione degli Hazara continuò per tutto il XIX secolo e durante la monarchia (dal 1929 in avanti) quando, durante il processo di “pashtunizzazione”, gli Hazara furono costretti a nascondere la propria identità per ottenere il riconoscimento da parte dello stato. E’ accertato che fino agli anni ’70 del secolo scorso alcuni insegnanti religiosi sunniti abbiano predicato che l’uccisione degli Hazara fosse la chiave per accedere al paradiso.

Hizb-e-Wahdat:

Dal punto di vista economico l’Hazarajat è stato sempre mantenuto sottosviluppato, privo di strade, scuole o ospedali. Gli Hazara hanno espresso il loro dissenso per le politiche marcatamente discriminatorie nei loro confronti sin dagli anni ’70 del 1900, sebbene gli Hazara abbiamo costituito un partito politico, chiamato Hizb-e-Wahdat (Partito dell’Unità), solamente nel 1988. Nel 1992, dopo la presa del potere dei Mujaheddin, Burhanuddin Rabbani lanciò un’offensiva contro gli esponenti di Hizb-e-Wahdat, uccidendone un numero consistente. Successivamente Amnesty International denunciò l’uccisione di civili disarmati e stupri di donne Hazara da parte dei mujaheddin di Rabbani.

Nel febbraio del 1993 centinaia di Hazara residenti ad Afshar, distretto ovest di Kabul, furono massacrati dalle forze governative su ordine di Rabbani e del suo comandante Massoud, ritenuto purtroppo ancora oggi da molti un eroe nonostante le atrocità da lui commesse.

Tra 1992 e il 1995 Abdul Ali Mazari divenne il primo leader politico a parlare a livello internazionale a nome degli Hazara, perorando la causa alle Nazioni Unite e alla Comunità Internazionale. Mazari ha unificato il popolo Hazara, riunendo le molte fazioni esistenti, le classi e i gruppi presenti tra gli Hazara e nella società sciita. Nel 1993 Mazari fu brutalmente assassinato dai talebani nel 1995. Nello stesso anno il partito Hizb-e-Wahdat aderì al nuovo partito anti-talebano “Shura-ye-Ali-ye Difa”, guidato da Abdul Rashid Dostom. Nel 1996, sotto la sua tutela, furono riaperte molte scuole (tra cui una nuova scuola femminile) e fu fondata l’Università di Bamyan.

Problemi attuali:

Gli Hazara sono una delle minoranze etniche nazionali riconosciute dalla nuova Costituzione dell’Afghanistan e hanno avuto pieno diritto di cittadinanza. Il loro principale partito politico, Hizb-e-Wahdat, ha ottenuto un solo posto all’interno del Consiglio dei Ministri. Gli Hazara temono il crescente potere dei signori della guerra e dei talebani, percepiti coma una minaccia diretta alla loro comunità. Inoltre, viste le persecuzioni subite dagli Hazara sotto i Mujaheedin, l’attuale potere dell’Alleanza del Nord (la dirigenza dei Mujaheedin di 10 anni fa) alla guida dello stato è notevole fonte di preoccupazione.

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