di Mohammad Amin Wahidi, regista hazara rifugiato in Italia.


Sahar Parniyan, famosa attrice di etnia hazara, ha affermato di vivere nella paura dopo l’inquietante assassinio di un’attrice televisiva sua collega a Kabul.

Benafsha, ventiduenne attrice televisiva, è stata misteriosamente uccisa nella parte occidentale di Kabul lunedì 20 agosto, mentre nello stesso attacco una sua collega è rimasta ferita gravemente. Negli stessi giorni anche la nota attrice hazara Sahar Parniyan riceveva minacce di morte anonime. La vittima, Benafsha, è stata assassinata con un coltello da persone non ancora identificate, dopo aver preso parte ad un programma del canale televisivo Imroz TV.

Si ipotizza che il ruolo che la ragazza interpretava in televisione sia stato considerato contrario ai valori e alla morale islamici e che fosse stata perseguitata mentre si recava alla panetteria vicino casa.

Sul caso, la polizia ha compiuto alcuni arresti nel Distretto Sei di Kabul, dove l’omicidio ha avuto luogo, mentre il capo della polizia ha dichiarato che alla base del delitto ci sarebbero ragioni personali e non direttamente collegate al suo lavoro in televisione; molti a Kabul però smentiscono queste dichiarazioni e credono si tratti del risultato della crescita dell’estremismo nel Paese.

Dopo quanto successo a Kabul, in questi giorni Sahar Parniyan non ha il coraggio di uscire di casa – nonostante abbia cambiato domicilio per qualche giorno. Contattata dal giornale Kabul Press, ha dichiarato di essere stata minacciata di morte con telefonate anonime, durante le quali uno sconosciuto le ha detto che lei sarebbe stata la prossima vittima; rivoltasi all’ufficio del Capo della Polizia di Kabul per chiedere sicurezza, la risposta è stata di indifferenza e disinteresse.

Condannando l’omicidio della collega, Parniyan ha rivelato di star scrivendo una lettera aperta al Ministero dell’Interno dell’Afghanistan per chiedere aiuto per sé stessa e per la sicurezza delle altre attrici, conduttrici televisive e delle personalità di radio e TV in Afghanistan.

Quando la notizia della morte di Benafsha è stata riportata dal sito della BBC in lingua persiana, centinaia di fan della Parniyan hanno scritto messaggi di sostegno sulla sua pagina Facebook alla quale l’attrice ha risposto con il seguente messaggio:

“Cari fan, vi sono grata per il vostro supporto e per le vostre preoccupazioni, io sto bene. Sono rattristata per l’inquietante attacco a due attrici nella zona ovest di Kabul. Anch’io sono stata minacciata di morte da sconosciuti, che mi hanno avvertito che sarei stata la prossima, ma attualmente sto bene. Tuttavia per un po’ di giorni non uscirò di casa e ho provvisoriamente cambiato indirizzo; sono solo preoccupata e un po’ scioccata per quello che è successo a Benafsha e alla sua amica.

Sono affranta che in vista del 2014 estremismo, terrore e fondamentalismo sembrino incrementare, portando alla morte molti artisti ed attivisti della società civile. La mia sola speranza è Dio, i vostri incoraggiamenti e benedizioni e forse le guardie di sicurezza. D’ora in poi sarò costretta a tenere una scorta armata con me, del resto che posso fare, questa è la situazione nel mio Paese!”

Sahar Parniyan è un’atleta e attrice ventunenne con all’attivo molti ruoli in serie televisive in Afghanistan, compreso “Hechland AKA Ministry”, una sit-com molto seguita che critica la corruzione del governo e in cui recitava anche l’attrice uccisa. Parniyan è stata ospite speciale durante i giorni legati alla festività dell’Eid (festa per la fine del Ramadan) su quattro diversi canali televisivi.

Giornalisti, celebrità e personalità radio e TV in Afghanistan si trovano sotto pressione da diversi fronti: i gruppi terroristici armati come i talebani, i fondamentalisti presenti nella società e l’Ulama Council, consiglio religioso molto rispettato e appoggiato dal Governo.

La recente crescita del fondamentalismo è fortemente visibile in diversi aspetti del Paese e molti pensano possa peggiorare nel 2014, dopo l’uscita delle truppe straniere dall’Afghanistan (a tal riguardo leggi qui l’approfondimento di Basir Ahang).

Un paio di giorni fa a Herat un concerto del cantante Shafiq Mured è stato annullato dopo che un religioso estremista lo aveva criticato e aveva chiesto al Ministero della Cultura di cancellarlo. In seguito, centinaia di persone hanno dimostrato supporto al cantante e condannato la cancellazione dell’evento.

Nel luglio di quest’anno, le opere di tre artisti del Taasha Artist Group sono state confiscate dal Ministero dell’Informazione e della Cultura a Kabul, proibendo agli artisti di partecipare a qualsiasi futura mostra in Afghanistan. Tuttavia seppur finora molti giornalisti della stampa e dei media siano stati assassinati, torturati e abbiano subito violenze e censure, in Afghanistan la battaglia per la libertà di parola e di espressione continua.

E’ stata creata una pagina Facebook per partecipare alla campagna di solidarietà per Sahar Parniyan e per ricevere aggiornamenti circa la sua situazione.

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