Di Nicole Valentini

Chiudete per un momento gli occhi e immaginate di essere un padre o una madre con un figlio disabile. Dalla sua nascita, come la maggior parte dei genitori, lo amate alla follia. Soffrite con lui e per lui. Gioite di ogni sua gioia pur nelle difficoltà che la quotidianità vi riserva. Un bel giorno, un famoso regista si presenta alla vostra porta e vi dice che desidererebbe molto girare un film con vostro figlio come protagonista.
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Voi rimanete per un attimo sbigottiti e vi affrettate a chiedere delle spiegazioni. Volete sapere perché avete scelto lui e soprattutto su cosa verterà la trama del film. Ebbene – risponde il signor regista – la trama è molto semplice ma colma di implicazioni filosofiche ed elucubrazioni sulla natura umana: vostro figlio verrà per esigenze di copione trasformato in un cavallo umano, verrà cavalcato, picchiato e deriso per mostrare al mondo quanto possano esser bassi gli istiti degli uomini in povertà e quanto crudeli possano essere i nostri simili! Questa è arte signori miei!

Ciò che per un momento avete immaginato è accaduto davvero, più precisamente in Afghanistan nel 2008. Il film dal titolo esemplificativo “two legged horse” (un cavallo a due zampe) è stato proiettato in moltissimi festival internazionali e ha vinto persino numerosi premi. La regista del film è Samira Makhmalbaf, figlia del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf che ne ha curato la sceneggiatura.

Qui potete vedere il trailer del film: https:

L’acclamato regista iraniano Mohsen Makhmalbaf ha di recente presentato il suo ultimo film “the president” alla 71ª mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Makhmalbaf ha anche fondato la casa di produzione Makhmalbaf film House con cui realizza i suoi film e produce anche quelli delle sue figlie Samīra e Hana e di sua moglie Marzieh Meshkini.

caballo_piernas_sanse1La trama del film “un cavallo a due zampe” è essenzialmente questa: un bambino affitta un ragazzino povero e disabile per portarlo in giro come se fosse un cavallo. I capricci del bambino non includono solo abusi fisici e verbali ma anche ripetuti “combattimenti” durante i quali il “ragazzino cavallo” viene continuamente gettato a terra. Persino i sentimenti di tenerezza del “ragazzino cavallo” nei confronti di una bambina mendicante vengono sfruttati e derisi. A causa del trattamento brutale ed umiliante il ragazzino diventerà sempre più simile ad un vero cavallo.

Nel film il ragazzino viene affittato come cavallo per un dollaro al giorno probabilmente la stessa cifra pagata dalla regista alla famiglia del bambino. D’altra parte la famiglia Makhmalbaf non è nuova alle similitudini bambini-animali. Nel 2004 la moglie di Makhmalbaf, Marzieh Meshkini, gira sempre in Afghanistan “piccoli ladri” il cui titolo originale in persiano è “cani randagi”, dove i cani randagi sono due bambini soli al mondo che vagano per le strade di Kabul. Definire cani, anche solo in un film, due bambini è già grottesco di per sé, ma nella cultura islamica affine ad Iran e Afghanistan, è un vero e proprio insulto.

Samira Makhmalbaf ha più volte ripetuto di aver girato il suo film in Afghanistan perché impossibilitata a farlo in Iran a causa dei problemi di suo padre con il regime iraniano ma le sarebbe forse stato possbile girare un film come questo in Europa o negli Stati Uniti? Non si sarebbe gridato allo scandalo e allo sfruttamento di minore per di più disabile? Perché in Afghanistan ciò dev’essere diverso? Non vi è forse in questo caso un’ipocrita moralità a due pesi e due misure?

Alla fine di questo film così privo di contenuto ma colmo di un cinismo e di velato razzismo, sorge una domanda: Samira Makhmalbaf sarebbe contenta di vedere il proprio figlio (disabile o no) umiliato, picchiato, deriso e vessato sugli schermi più grandi del mondo?

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