Di Nicole Valentini

La Norvegia è stata decretata il paese più democratico al mondo nel 2010/2011, un’ironia considerato il caso in questione.

Solo dopo poche settimane il sanguinoso attacco su civili di etnia hazara a Kabul e mentre un nuovo dialogo diplomatico è stato aperto tra il Presidente degli Stati Uniti Obama e il regime dei talebani, le autorità norvegesi hanno deciso di deportare un giovane richiedente asilo hazara, mettendo così in serio pericolo la sua vita.

Mozamil Azimi è un ragazzo di 18 anni e viene da un paese che è ormai da più di un decennio al centro di un noto interesse internazionale. Questo paese si chiama Afghanistan e secondo la classifica stilata da Save the children è uno dei luoghi peggiori in cui nascere, nonché uno dei paesi con il più basso indice di sviluppo umano secondo un rapporto dell’Organizzazione della Nazioni Unite. Mozamil era ancora minorenne quando decise di abbandonare il suo paese per recarsi dall’ “altra parte del mondo”, quella in cui le possibilità di condurre una vita pacifica e appagante sono le stesse per tutti. Dopo più di un anno di viaggio, attraversando otto stati, rischiando moltissime volte la vita e subendo ogni tipo di vessazione e violenza, è giunto nel paese che è invece tra i più sviluppati e democratici al mondo, la Norvegia.

Per due anni Azimi è stato rinchiuso in un centro di detenzione senza la possibilità di imparare la lingua né di ricevere un’istruzione e una protezione che, in quanto minorenne, sarebbe stato un suo diritto inviolabile ricevere. La sua richiesta di protezione internazionale è stata rigettata per ben due volte in quanto la sua vita non è stata ritenuta abbastanza in pericolo per poter richiedere protezione in un altro paese. Il buon senso e la moralità suggerirebbero a chiunque che un ragazzino che rischia la vita per andarsene da un paese in guerra, stravolto da conflitti etnici e lotte intestine per il potere, sia da considerare abbastanza in pericolo da poter ricevere asilo politico. Quali siano quindi i criteri oggettivi che abbiano permesso un rifiuto alla sua domanda non è chiaro.

Anche l’etnia del ragazzo avrebbe dovuto garantire una maggiore attenzione al suo caso, è infatti un dato storico e non opinabile che l’etnia hazara, quella di cui Mozamil fa parte, sia una delle etnie che più hanno sofferto nella storia dell’Afghanistan ed ora anche del Pakistan, di schiavitù, discriminazione, spostamenti forzati e attacchi settari volti ad eliminarne l’esistenza.

Solo poche settimane fa, un attacco su civili hazara ha ucciso più di sessanta persone a Kabul. Tutto ciò nel mezzo di trattative e tentativi di riavvicinamento tra il governo Karzai e gli alti esponenti dei talebani, sottoponendo così gli hazara ad un grosso pericolo per il futuro. Nel 2008 il governo afghano ha vietato il film “Il cacciatore di aquiloni”, il quale a tratti ben descrive la situazione degli hazara. Film che la maggior parte dei norvegesi, inclusi i bambini, hanno visto, e il quale ha vinto numerosi premi in festival cinematografici internazionali.

Gli attacchi sugli hazara in Afghanistan e in Pakistan dovrebbero essere a ragione considerati un tentativo di genocidio da parte dei talebani, ormai indossolubilmente legati ad Al-Qaeda. Attacchi questi, che prima del governo Karzai sono stati ben documentati dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Inoltre, l’articolo 3 della Convenzione Europea per la Salvaguarda dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali prevede che nessuno può essere sottoposto a pene o trattamenti inumani o degradanti (e di conseguenza non può essere rinviato in un Paese dove sia esposto a tali rischi).

Un altro fatto importante che deve essere considerato nel caso di Mozamil è il fatto che il ragazzo avesse fatto riscorso alla Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, dopo esser stato deportato per due volte dall’Italia alla Grecia, dove il diritto d’asilo non esiste e gli immigrati vengono sottoposti a trattamenti inumani e degradanti più volte denunciati da varie organizzazioni per i diritti umani. Il ricorso presentato è stato accolto e per questo motivo il ragazzo non può essere rimandato in Afghanistan, almeno non legalmente. Mozamil necessita di un aiuto immediato, nonché di intentare causa al governo norvegese presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. Le autorità norvegesi lo tengono in un centro di detenzione, dove non ha accesso ad alcun mezzo di comunicazione. La Norvegia è membro della Corte europea dei diritti dell’uomo dal 1949, e l’attuale giudice rappresentante la Norvegia è il Signor Erik MØS.

Ora Mozamil Azimi ha solo due settimane prima di essere deportato in Afghanistan, dove ad aspettarlo ci saranno solo polvere, sangue ed un futuro molto incerto.

Condividi questo articolo

Leave A Reply