Di Nur Muhammad Mutahari

LUNEDÌ 7 GIUGNO 2010

I kuchi nomadi Talibani dal 15 maggio ad oggi hanno cominciato ad attaccare i villaggi hazara nella provincia di Behsud a Maidan Wardak ed ora anche a Ghazni. I kuchi sono nomadi di etnia pashton, costituistisi nel 1880 ad opera del re Abdul Rahman Khan, il quale massacrò il 65% della popolazione, operando una vera e propria pulizia etnica. Venne inoltre emanato un decreto attraverso il quale i kuchi erano autorizzati a possedere armi e ad invadere le terre abitate dagli hazara ogni qualvolta lo volessero. Secondo la strategia di Abdul Rahman Khan infatti, ciò avrebbe spinto la popolazione hazara ad abandonare l’Afghanistan definitivamente.


Nonostante l’articolo 14 della Costituzione afghana attuale, il quale vieta severamente il nomadismo quale elemento di conflitto etnico, i kuchi esitono ancora ed oggi appartengono alla stessa organizzazione dei talebani, fatto provato da un video girato di nascosto in cui vengono mostrati chiaramente pickup con bandiere bianche, simbolo dei talebani. Armati di RPG-7, mitragliatrici ed altre armi moderne, a maggio i nomadi hanno attaccato Behsud, distruggendo le scuole, le case, bruciando i campi e persino i bambini, massacrando le donne e gli uomini. Ora si sono diretti verso la provincia di Nahoor.

Organizzati come un vero e proprio esercito, i kuchi devono passare per zone controllate dall’esercito afghano e dalle forze internazionali, non si spiega quindi il fatto di come centinaia di uomini armati possano attraversare intere zone con il benestare di tutti quanti.Questi fatti tuttavia non rappresentano una novità. Dal 2002, infatti, ogni Primavera i kuchi si dirigono verso le terre abitate dagli hazara per saccheggiarle e sterminarne la popolazione.Tuttavia quest’anno siamo di fronte ad un fenomeno nuovo: la stanchezza e la rabbia della popolazione. In seguito a quest’ultimo attacco, infatti, si sono svolte manifestazioni di protesta non solo in Afghanistan, ma anche in Australia, Norvegia, Olanda, Svezia, Canada ed ora anche in Italia.

Il silenzio del Presidente Karzai e delle forze internazionali risulta a nostro avviso preoccupante, come preoccupante è stata la risposta dell’ambasciata americana in Afghanistan, la quale ha definito questo fatto drammatico come una “disputa tra i kuchi e la popolazione hazara”. Se il massacro e l’espropriazione delle terre di una popolazione disarmata da parte di un gruppo di terroristi nomadi può essere definita disputa, allora dovremo rivedere l’intero significato delle parole. Inoltre l’indifferenza della Società internazionale e l’omertà diffusa nei media internazionali risulta a noi incomprensibile. Ridiamo il senso alle parole e chiamiamo questi accadimenti con il loro nome: genocidio e pulizia etnica.

Se è dovere di ogni giornalista informare, ebbene in quest’ultimo periodo abbiamo assistito ad una sorta di negligenza da parte delle agenzie di stampa e dei media nazionali ed internazionali, per le quali, forse, un genocidio in Afghanistan non risulta abbastanza interessante. Per nove anni la popolazione afghana è stata bombardata per restituire loro la pace e la democrazia, per nove anni quasi tremila soldati delle forze internazionali sono stati uccisi ed ora secondo la Conferenza tenutasi a Londra il 28/01/2010 sarebbe opportuno dialogare con i talebani “moderati”.

Per favorire il dialogo con i “moderati”, inoltre, i Paesi coivolti nel conflitto afghano, avrebbero elargito ai talebani 183 milioni di dollari. Noi chiediamo che la Società internazionale intervenga subito per evitare una futura e prevedibile guerra civile e soprattutto per evitare un’altra pulizia etnica. Per troppo tempo la popolazione afghana è stata totalmente ignorata, abbiamo quindi deciso di rompere il silenzio e ridare loro dignità, e far capire al mondo che nonastante la presenza della forza internazionale in Afghanistan, succede ancora questi crimini e violenze.

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