Il 6 Dicembre 2011 giorno dell’Ashura, importante cerimonia religiosa sciita, tre attacchi hanno sconvolto l’Afghanistan, uccidendo e ferendo complessivamente 500 persone. Mazar-e Sharif, Kandahar e Kabul sono state le tre città colpite dalla furia omicida di attentatori suicidi probabilmente provenienti dal Pakistan. Gli obiettivi dei terroristi erano hazara sciiti, vittime principali da sempre del fondamentalismo sia in Afghanistan che in Pakistan. Da decenni in Pakistan gruppi talebani tentano di eliminare i cittadini appartenenti all’etnia hazara definendoli “infedeli”, occorre però ricordare che non esiste una netta distinzione tra talebani afghani e pakistani, e soprattutto che i talebani possono contare sull’appoggio e l’aiuto di volontari esterni provenienti da diversi paesi, come l’Arabia Saudita, la Cecenia, la Tunisia, l’Algeria e molti altri paesi arabi.


Attacco Sugli Hazara a Kabul: chi si nasconde dietro l’attentato suicida?

Di: Abbas Dayiar
Articolo tratto da: the Guardian, 7 Dicembre 2011
Tradotto da: Nicole Valentini


L’attacco settario che ha sconvolto Kabul lo scorso martedì è stato unico nel suo genere in Afghanistan. Anche se i talebani hanno prontamente rinnegato ogni responsabilità ciò non significa che il coinvolgimento di elementi provenienti da diversi gruppi talebani possa essere escluso. In precedenza questi gruppi hanno già commesso crimini di guerra, come ad esempio i massacri avvenuti a Mazar-e Sharif, Baghlan, Ghazni e a Yakawlang durante il loro regime in Afghanistan. Nel suo famoso discorso tenuto a Mazar nel 1998, il leader dei talebani mullah Manan Niazi avvertì gli hazara, i quali costituiscono la maggioranza sciita in Afghanistan, che se non si fossero convertiti al sunnismo hanafita ne avrebbero affrontato le conseguenze. A seguito di questo infame sermone, migliaia di hazara sciiti furono uccisi nel giro di pochi giorni a Mazar; tuttavia in questi ultimi dieci anni di guerra i militanti avevano evitato attacchi settari di questo tipo.

Se incidenti come questo possano provocare una violenza settaria sostenuta, dipende esattamente da chi si trova dietro questo attacco. Ad ogni modo ciò, almeno per il momento, non causerà violenti conflitti tra sciiti e sunniti. Anche se questi attacchi aumenteranno, ciò non produrra una vendetta violenta in quanto sia da parte sciita che sunnita, non vi sono gruppi militanti armati allenati, a differenza del Pakistan in cui le violenze settarie hanno decenni di storia alle spalle.

Mentre i militanti pakistani ingrossano le fila talebane, non esiste nessun gruppo militante sciita noto per essere stato coinvolto in atti di violenza.

Anche le tracce della cerneficina avvenuta martedì a Kabul sembrano indicare il coinvolgimento dei militanti pakistani. Un gruppo con base in Pakistan, affiliato di Al-Qaida, chiamato Lashkar-e-Jhangvi Al-alami (LeJ-Al-Alami) ha rivendicato la responsabilità dell’attentato, lo stesso gruppo era già stato in precedenza menzionato dai media in relazione ad altri attacchi settari avvenuti in Pakistan.

Il gruppo terroristico Lashkar-e-Jhangvi Al-Alami è una corrente scissionista del gruppo Lashkar-e-Jhangvi (LeJ), il quale a sua volta rappresenta l’ala militare del Sipah Sahaba Pakistan (SSP), il quale ha 17 filiali internazionali al di fuori del Pakistan, anche in paesi come il Canada e la Gran Bretagna.

E’ possibile che questi gruppi si stiano ora concentrando sull’Afghanistan sotto il patrocinio di elementi stanziati in Pakistan, con l’obiettivo di aprire un nuovo fronte di guerra. L’ SSP e il LeJ erano stati dichiarati fuorilegge in Pakistan nel 2002, ma questi gruppi ripresero ben presto le operazioni sotto nuovi nomi, prima con il nome di Millat Islamia Pakistan e in seguito con quello di Ahl-e-Sunnat Wal Jamat (ASWJ).

Questi gruppi militanti contano nella loro storia numerosi legami con i talebani in Afghanistan. Qari Hussain, il famoso allenatore di attentatori suididi del movimento talebano “Tahreek” con sede in Pakistan, ha forti legami con la leadership del LeJ e del SSP. Durante il regime talebano i membri del LeJ sono stati addestrati in campi come quelli di Badr, Muawiyeh and Waleed, nella parte orientale dell’Afghanistan. L’SSP è una ramificazione del gruppo Jamiatul Ulama-e Islam (JUI), partito politico religioso del Pakistan, il quale fornì la maggior parte delle reclute per la jihad talebana del 2003. Il fondatore del SSP, Maulana Haq Nawaz Jhangvi – al cui nome il Lashkar-e-Jhangvi (Forces of Jhangvi) si riferisce – è stato vicepresidente del JUI-Punjab.

Le tracce di questi gruppi militanti risalgono alla dittatura del generale Zia-ul-Haq in Pakistan ed alla rivoluzione religiosa avvenuta in Iran. L’accademico pakistano Hassan Abbas, nel suo libro “il movimento pakistano nell’estremismo: Allah, l’esercito e la guerra americana al terrore”, afferma che la rivoluzione iraniana del 1979 ha cambiato la portata e il carattere delle politiche settarie del Pakistan.

Gli zelanti emissari del regime rivoluzionario iraniano, iniziarono a finanziare la ramificazione del loro gruppo Tehrik-e-Nifaz-e-Fiqa-e-Jafria, un gruppo sciita in Pakistan. Per contrastare questo fenomeno, la dittatura miliatare di Zia, afferma Hassan Abbas, “attraverso le agenzie di intelligence selezionò combattenti tra le fila di Haq Nawaz Jhangvi” e fondi sauditi iniziarono ad arrivare. Le rivalità tra sauditi e iraniani raggiunsero il loro picco nel 1990, quando il regime di Tehran incrementò il proprio supporto al gruppo sciita stanziato in Pakistan, iniziarono così una serie di attacchi di ritorsione.

Dopo la cacciata dei talebani, i terroristi abbandonarono i campi di addestramento in Afghanistan e tornarono in Pakistan. Negli anni seguenti, il LeJ trovò nuovi sostenitori nel nord del Waziristan, tra gli agenti di al-Qaeda, i quali utilizzarono il gruppo per lanciare nuovi attacchi ed attentati in Pakistan.
L’attacco di martedì a Kabul, rivendicato dal gruppo terrorista LeJ-Al-alami, non avrebbe potuto essere effettuato senza l’aiuto di elementi presenti all’interno di gruppi talebani in Afghanistan, o della rete Haqqani.

Le foto del Nytimes, Ap e Getty images

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